Sanzioni per chi non accetta pagamento con carte e bancomat

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In un mondo che procede sempre più rapidamente alla digitalizzazione di servizi, anche i più essenziali, il denaro contante sta diventando sempre più marginale.

Ormai è possibile pagare qualsiasi cosa anche utilizzando il proprio smartphone invece di strisciare la carta di credito o avere il portafogli con se.

Ma in Italia è ancora molto frequente trovare attività commerciali che non accettano i pagamenti elettronici, del tutto o per cifre inferiori ad una certa somma, e questo crea molti disagi ai cittadini.

Già da diversi anni si sentiva parlare di azioni da parte del governo per combattere questo fenomeno di restrizione delle libertà dei cittadini; inoltre il fine ultimo della classe politica era quello di combattere i pagamenti in nero e la conseguente evasione fiscale.

Dalla fine del mese di Settembre sembra che stia per diventare effettiva l’attuazione di sanzioni economiche per quelle attività e professionisti che non accetteranno i pagamenti tramite Pos. Il viceministro dell’Economia ha annunciato che la multa sarà di circa 30 euro in caso di infrazione e che solo alcune categorie verranno esentate dall’applicazione della norma.

Tali categorie esonerate saranno i professionisti non a diretto contatto con il pubblico, studi legali ad esempio, forniti di regolare Partita IVA

Inoltre, il governo ha annunciato che tratterà con le banche per tentare di ridurre i costi delle transazioni elettroniche (uno dei motivi per cui venivano imposti degli importi minimi da parte dei commercianti) e che saranno previsti degli incentivi per coloro che decideranno di pagare servizi, come taxi, visite mediche private e idraulici ad esempio, tramite carta.

Tecnicamente l’obbligo di dotarsi di dispositivi POS per i professionisti è in vigore del 2012 ma finora nessuna sanzione è mai stata inflitta a chi non ha rispettato l’obbligo.

Unico dubbio su questa manovra del governo arriva dalle categorie che difendono i consumatori, come Federconsumatori ad esempio; la preoccupazione principale è quella che i commercianti possano aumentare i prezzi per compensare le eventuali perdite che subirebbero “per colpa” delle transazioni elettroniche visto che per ogni pagamento la banca trattiene una piccola percentuale fissa.

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