Scoperto il cratere del più grande asteroide caduto sulla Terra

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asteroide

La storia della Terra, per come la conosciamo, ci ha sempre descritto i grandi cambiamenti sul nostro pianeta come conseguenza dell’impatto di grandi asteroidi sulla superficie che hanno portato a cambiamenti climatici e stravolgimenti della geografia terrestre.

Gli studiosi pensano di aver finalmente individuato il punto d’impatto di quello che sarebbe l’asteroide più grande ad aver mai impattato la superficie terrestre, più grande anche di quello che 66 milioni di anni fa provocò l’estinzione dei dinosauri.

Questo catastrofico evento avrebbe portato all’estinzione di oltre il 95% delle forme di vita sul nostro pianeta. Il nome di questo spaventoso evento è Grande Moria.

Grande Moria, la scoperta del più grande asteroide caduto sulla Terra

Il motivo per cui nessuno era mai riuscito ad individuarlo prima sembrerebbe essere perché sepolto sotto innumerevoli strati di sedimenti oceanici nei pressi delle famose Isole Falkland, in Sud America. I tre ricercatori autori della scoperta sono Michael Rampino, Maximiliano Rocca e Jaime Bàez Presser.

La storia di questo ritrovamento ha inizio molti anni fa, nel 1991. Rampino, ricercatore della NASA, notò un’anomalia nell’aria in questione e ipotizzò subito che fosse dovuta all’impatto di un grande asteroide; nel 1992 pubblicò le sue deduzioni alle quali, però, nessuno diede molto credito.

Oltre 20 anni dopo, anche Rocca, famoso geologo argentino, notò la stessa anomalia e nel 2015 coinvolge il geofisico Presser per rilevare eventuali anomalie del campo magnetico della zona. Le immagini satellitari mostrano alcune anomalie che ricordano la forma di una rosa, proprio come quella dell’enorme asteroide che colpì lo Yucatan (Messico) circa 66 milioni di anni fa.

I tre studiosi hanno pubblicato le proprie scoperte sul famoso giornale scientifico Terra Nova ed ora, finalmente, la comunità scientifica sembra essersi convinta dell’effettiva esistenza di quel cratere nei pressi delle Falkland. Il diametro di questo enorme punto d’impatto è stimato in 250 chilometri, 50 in più di quello dello Yucatan ma non è ancora un dato definitivo.

Ora mancano solo gli ultimi tasselli del puzzle che potrebbe fare chiarezza una volta per tutte, ma per farlo bisogna scendere nelle profondità dell’oceano. Il costo dell’operazione sarebbe di svariati miliardi di euro e i tre studiosi sperano di trovare presto qualche facoltoso investitore che vorrà contribuire alla scoperta di quello che potrebbe essere un grande pezzo della storia del nostro pianeta.

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